Midlake – The Courage of Others (2010)
“If all that grows starts to fade, starts to falter
Oh, let me inside, let me inside, not to wait”
Le note acustiche che introducono Acts of Man pesano, dolorose, per tutto l’album, ne
rivendicano l’essenza con il loro minimalismo.
Lo avevamo atteso, desiderato per anni, questo disco.
Immaginando scenari succubi di Van Occupanther (il precedente – splendido – lavoro,
risalente al 2006), campagne ora assolate, ora prone sotto tramonti anglofoni intrisi di
folk rock, ora decorati da piogge grigio-rosa.
E invece. Sparite le tastiere, ci troviamo al cospetto di 11 brani folk rock, plumbei e
intensi, maturi e lancinanti, come frutti in penombra che oscillano al vento osservando
il loro riflesso oscuro.
Non colpisce subito, questo The Courage of Others: ad un primo ascolto si resta sfiancati,
senza fiato, senza aria, soffocati da un clima per nulla gioioso.
Poi, i coraggiosi saranno premiati. E scopriranno quanto Acts of Man possa essere
meravigliosa, scopriranno la bellezza dirompente dell’incipit di The Horn, la grazia di
Fortune, il ritornello piovoso di Rules, Ruling All Things, il profumo di conifere emanato
da Core of Nature.
I Midlake con questo album guardano al passato, forgiando melodie per serate invernali,
armonie che restano impresse nel cuore. Ma guardano anche al futuro, evitando di
ripetere la formula dell’album precedente, e palesando una visibile maturità artistica
raggiunta.
Un disco che è contemporaneamente un passo avanti e uno di lato.
Da amare intensamente.
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